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Di seguito le recensioni critiche di Vittorio Sgarbi, Elena Gollini, Sandro Serradifalco e Leonarda Zappulla.

RECENSIONE CRITICA – A cura della Dott.ssa Elena Gollini – Curatrice, critica e giornalista d’arte

Alessandro Bassani è un arguto e sagace osservatore del mondo e del contesto circostante, un perlustratore e indagatore sempre attento e accorto, sempre pronto e vigile per carpire e catturare, per farne foto indelebili e per imprimerle nelle configurazioni sceniche. La sua produzione è un album virtuale e immaginario da sfogliare, una sequenza di scene che percorrono il tracciato della vita e del vissuto esistenziale, per ricordare ciò che ha vissuto, amato o semplicemente ha visto e da cui è rimasto maggiormente colpito, restando ancorato alla sua memoria. Così le foto possiedono una potente forza evocativa e diventano la trasposizione di immagini e di raffigurazioni del vero, di una dimensione del reale, che viene filtrata e personalizzata nella produzione dalla memoria del ricordo e dalla visione soggettiva. Le foto sono curate nei minimi dettagli con grande perizia tecnica progettuale e realizzativa, frutto di una radicata maturità espressiva che rifugge dal gesto istintuale e irrazionale. Lo scatto viene guidato e sorretto da un’azione ideativa predefinita a monte. La fotografia diventa specchio e riflesso d’immagine, da cui si scorge e si rivela uno squarcio di mondo e una dimensione di suggestivo spaccato sociale, insito nelle raffigurazioni da lui proposte, riprodotte e sapientemente accorpate e accostate tra loro, come i tasselli di un calibrato “mosaico compositivo” di efficace e incisiva portata sostanziale e di elevato spessore contenutistico. Il suo pensiero traslato nella fotografia artistica, conserva e custodisce le percezioni più celate e recondite e si trasforma in sentimento e slancio propulsivo, nell’urgenza di comunicare e condividere con il fruitore una formula di linguaggio sociale intensamente coinvolgente, che possa fungere da filo conduttore, ponte di congiunzione e da motore trainante per esortare e spronare a recepire e comprendere gli importanti messaggi e significati, di cui si rende convinto sostenitore portavoce e accorato divulgatore. Nelle foto impone la sua identità di esclusiva caratura. La partitura sequenziale deriva e trae la marcata profondità visiva dalla commistione e alchimia delle combinazioni, decise, puntuali, che segnano e tracciano metaforicamente la linea della componente emozionale e interiore, che a sua volta ne rafforza e ne avvalora la valenza dentro la coreografia narrativa d’insieme. La componente realistica di matrice figurativa, accostata a quella d’impronta surreale e irreale affiorano in coesione e sono connesse e legate saldamente a codici cifrati, che traducono il riflesso di tensione e di trasporto che lo pervade, di incalzante e impellente esigenza proiettata e protesa verso uno stimolante accrescimento e un arricchimento umano, spirituale, etico e morale.

Alessandro si può considerare un fotografo concettuale e al contempo un fotografo sociale, un fotografo della collettività, di cui sente l’urgenza e il peso. E proprio in virtù di questa “vocazione e missione sociale” la sua arte fotografica diventa di rimando dimostrazione di spiccata sensibilità e di propensione spontanea e diretta alla sincerità più autentica e svincolata da convenzioni e stereotipi. Le sue creazioni sono anche atti e gesti con un tam tam da diffondere e propagare con crescente progressione. Si rivolge verso una società da comprendere e anche da amare, una realtà di un “mare collettivo” con gli occhi di chi riesce a vedere e percepire appieno ciò che filtra attraverso il barlume di una luce interiore e spirituale, che può muovere e scuotere e innescare risposte tempestive e risolutive. Fare fotografie è il suo mestiere e il suo racconto è fatto di amore, passione, sentimento, emozione, di vissuto quotidiano, di storia di un uomo-artista comune che tramite il suo fare creativo si confronta con gli altri uomini nel cammino del viatico terreno, nella speranza di trovare la strada giusta da percorrere, di affrancamento e di rinnovamento comune. Una strada da percorrere tutti insieme per avanzare verso la rinascita e la rigenerazione individuale e collettiva. Quella di Alessandro è una fotografia tradizionalista e insieme moderna e sempre attuale, che riscopre e valorizza gli stilemi di una tradizione intramontabile di genere classico figurativo e di radice realista, accorpandoli suggestivamente ai tratti e agli aspetti distintivi di una moderna visione del mondo, delle cose e della realtà circostante. Applica ai soggetti protagonisti delle costruzioni narrative la misura del ritratto, cioè introduce e inserisce nella dinamica compositiva delle immagini proposte lo sguardo contemplativo e al contempo indagatore, tipico del ritrattista mentre scruta e studia con cura un volto, una postura, una gestualità, un’espressione peculiare, per catturare e interpretare l’intima essenza, con un approfondito scandaglio interiore e psicologico, andando sempre oltre la semplice rappresentazione descrittiva. Questo parametro a fondamento del suo fare arte, costituisce una misura interiore caratterizzante della sua concezione di fotografia artistica e del suo modo di impostare e concepire lo scatto d’autore, che rimanda ad una vera e propria filosofia esistenziale. Si delinea una poetica del rappresentare capace di contestare ogni abituale e usuale punto di vista di “genere” trasformando la raffigurazione in un coinvolgente scenario teatrale, in un sorprendente palcoscenico, dove si alza virtualmente il sipario sulla scena e tutto come per incanto sembra fermarsi e cristallizzarsi intorno alle figure immortalate e ai soggetti protagonisti, che sembrano restare come in una pausa di sospensione, in un’atmosfera d’attesa palpitante, pronti in posa dinanzi all’artista per farsi ritrarre. L’impostazione elaborativa applica una misura d’impronta interiore che sfocia in una formula comunicativa rievocativa, lineare, ricercata, raffinata, sobria, composta, ordinata, nitida, compiuta, che non si disperde mai in inutili e complicati artifici strutturali, ma si muove e avanza sul terreno fertile dell’intensificazione dell’afflato, verso un avvertito e consapevole sentimento accorato, basato su pulsioni emotive e suggestioni emozionali, spingendosi al di là di quanto è immediatamente visibile.

Il linguaggio espressivo è integrato e arricchito da metafore e messaggi di alto spessore, che rafforzano il contenuto sostanziale della narrazione e consentono allo spettatore di guardare e riflettere al contempo, superando la pura percezione estetica e sviluppando proiezioni percettive e sensoriali di ampia portata. Alessandro sembra volersi addentrare all’interno della visione reale, individuando un sottile incipit d’inventiva che ne alimenta la sfera immaginaria, offrendo alla realtà oggettiva, alla realtà ottica e retinica, degli effetti inediti, frutto di un riflesso elaborativo personale e soggettivo, scaturito dal cuore, dal moto dell’anima e da una luce mentale, come in un simbolico “gioco di specchi” che diventa illusorio, nel senso della metafora sottesa e della dimensione poetica di contorno che funge da cornice all’ambientazione figurativa. Non è e non vuole essere un illusionista dell’arte fotografica e non gli interessa creare “giochi di prestigio” per stupire e sorprendere il fruitore. La sua è autentica poesia di sentimenti, non è certamente retorica sentimentale. Le composizioni fotografiche nel loro significato contenutistico, vogliono innanzitutto trasmettere e infondere vibrazioni vitali e sono pervase da energia e tensione di slancio creativo. La componente per così dire fantastica e il suo “illusionismo” consistono nel ricostruire un ordine conoscibile e fruibile all’interno del complesso, tortuoso e indistinto meccanismo del senso del vedere che ci circonda e nel recuperare e ritrovare il senso e il baricentro di una dimensione esistenziale, dinanzi all’impassibile e inconoscibile vastità delle cose. Alessandro vuole edificare delle poesie figurali, delle poesie in forma di immagine, tanto suggestive quanto misteriosamente enigmatiche, che sollecitano e stimolano a fornire chiavi di lettura diverse, da quelle immediatamente derivanti dal visibile. Sceglie la strada della fotografia artistica e l’approccio al “mestiere” con coerente e consapevole distacco dalle forzature, mantenendosi al di fuori degli schemi obbligati e costrittivi, ma scegliendo la più spontanea libertà espressiva. La sua sperimentazione configura una fisionomia stilistica, intesa come dimensione di ricerca che è insieme esistenziale ed espressiva. Per Alessandro la fotografia è combinare e congiungere in armonia figure, forme, elementi e componenti cromatici, lasciandoli emergere e affiorare in superficie come frammenti di immagini mentali e sensazioni, che scaturiscono dalle memorie. Dagli accordi equilibrati e dai rapporti bilanciati si snoda il succedersi delle rievocazioni, in un fluire sempre ben scorrevole. Avulso da ogni concezione rigidamente intellettualistica e dalla definizione in termini strettamente razionalistici della fotografia, si prefigge di immortalare le sue visioni a partire da un dato reale, che si dilata e si espande nelle mutevoli, multiformi e sconfinate facoltà dell’immagine.

Nell’accostarsi allo stile fotografico di Alessandro, sorge spontaneo fare un confronto in parallelo con la musica. Infatti, così come la musica attraverso i suoni fa percepire emozioni, struggimenti, passioni, sentimenti, echi lontani di gioie e sofferenze, filtrati dalla sfera emotiva e sensoriale, la sua fotografia non è finalizzata a riprodurre il mondo in modo puramente descrittivo, ma bensì a vederlo e a filtrarlo con il pathos dell’anima, individuando forme e immagini che suscitano delle emozioni e innescano sensazioni e percezioni e anche sollecitano a riscoprire e valorizzare quella componente di “humanitas” oggi parzialmente dimenticata o andata perduta negli stilemi espressivi convenzionali. Nelle foto lascia emergere e affiorare la sua parte più profonda in un insieme di ricordi, esperienze, suggestioni e osserva la natura e l’ambiente circostante, che offrono spunti congeniali di riferimento con forme, prospettive, colori. Si propone di recuperare e rivalutare, condividendolo con lo spettatore, quell’universo di risorse insito nell’arte in continuo movimento dinamico e in costante fluttuazione evolutiva. Nel suo fare artistico non ha bisogno di utilizzare espedienti complessi e sofisticati, ma attinge dal variegato e multiforme comparto di raffigurazioni di immediata fruibilità narrativa, che riescono da subito a catturare e conquistare l’attenzione dello spettatore, incentivandolo ad un coinvolgimento diretto e interattivo. Accostarsi alle sue opere è come intraprendere un simbolico viaggio meraviglioso, che conduce con la fantasia e l’immaginazione oltre il confine della realtà visibile e proietta nella dimensione fantastica e onirica, ai confini con il mondo dei sogni, coinvolgendo al contempo la mente e il cuore e trasportando in una fase di intensa riflessione interiore.

Padroneggia con acquisita maturità il mezzo fotografico, diventandone “complice e amico”. La sua fotografia diventa un gioco creativo avvincente e accattivante, avvalorato dagli effetti chiaroscurali e dalle combinazioni luci/ombre, trasformando il reale in una visione quasi impercettibile del mondo, posta in bilico tra realtà e fantasia, tra realtà e finzione immaginaria. Le foto appaiono come degli scenari, che si aprono all’occhio incuriosito dell’osservatore come se fossero delle porte magiche e mostrano rievocazioni, che sollecitano e alimentano la fantasia interpretativa, inducendo chi guarda e porsi delle domande e a fornire delle risposte di pertinente attinenza. Per poter comprendere e assaporare appieno l’arte fotografica di Alessandro, bisogna porsi dinanzi alle sue creazioni lasciandosi trascinare e trasportare dalla permeante magia delle suggestioni sprigionate, che superano lo spazio delimitato della superficie con una prospettiva di plastico dinamismo. Intrecci e commistioni di elementi e componenti, che generano una formula rappresentativa alchemica, che possiede in sé una pulsione vitale di vibrante energia. Dentro gli scatti d’autore ognuno vi può trovare la risposta ai propri interrogativi esistenziali, come in uno scrigno prezioso di emozioni e sensazioni purissime. Alessandro infonde a ogni immagine una sorta di schermo animato di vita propria, in un avvincente dipanarsi di significati, di interrogativi e quesiti, di storie che nascono e si sviluppano all’interno della stessa visione, lasciando lo spettatore positivamente sorpreso, stupito e al contempo ammaliato. Ogni realizzazione possiede una propria storia particolare, una propria peculiarità identificativa esclusiva, che si ripropone mai uguale a se stessa, ma bensì sempre in trasformazione, a seconda del punto di vista dell’osservatore. La fotografia viene concepita come pieno e totale risveglio dei sensi, come esperienza unica e ineguagliabile, come incontro con l’arte nella sua essenza più elevata. Considera la fotografia come un percorso di crescita personale e spirituale, mediante cui instaurare le relazioni umane e innescare una comunione a scambio introspettivo. L’arte fotografica per Alessandro simboleggia la vita e l’energia vitale, così come è simbolo dell’immortalità nel ciclo dell’esistenza, nascita, morte e rinascita. Nel circuito degli scenari compositivi, che privilegiano la matrice figurativa, è contenuta parte della sua vita. Ci sono le tracce del suo vissuto, che salgono in superficie. Posando lo sguardo su di esse, ascoltandone “l’anelito e il respiro vitale” ci raccontano la storia di questo uomo-artista nell’appassionato slancio e nella viscerale e accorata dedizione per l’arte fotografica, di cui si rende convinto e meritevole portavoce, collocandosi in una prospettiva a tutto tondo, concepita in chiave moderna, innovativa e attualizzata.

“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia” (Helmut Newton).

VITTORIO SGARBI

La macchina fotografica è il prolungamento del braccio, della mente e dell’immaginario del fotografo. Ricordiamocelo in questi tempi in cui, tra smartphone e social, fotografo si sente chiunque faccia foto, dalle portate del ristorante al gatto di casa. Ecco, ricordiamocelo, perché possedere un telefono evoluto o una macchina costosa fa spesso pensare a chi ce l’ha di possedere anche il titolo di fotografo, ché il pensiero dominante è che la macchina odierna faccia tutto da sola. E lo vediamo infatti, nei risultati che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Al di là della tecnica, occorre educare l’occhio, e solo un occhio educato fa della persona un fotografo, cioè quel qualcuno che sa cogliere, avendo a disposizione una sola immagine, i dettagli, l’inquadratura e la luce giusta per restituirci qualcosa che solo lui vede, e che anche noi vedremo, senza limitarci a guardare e a dimenticare immediatamente. La fotografia è arte e nel lavoro di Alessandro Bassani possiamo scorgere l’occhio allenato alla ricerca del dettaglio, del momento giusto, in una voglia di donare una visione esteticamente curata di ciò che vede: un allenamento maturato a contatto con la camera oscura da sempre, essendo Alessandro figlio di fotografi, e portato all’esterno, sulla strada, nei soggetti che incontra nei paesaggi urbani. Ogni fotografo infatti ci porta davanti alla realtà che vede, che predilige, quindi dentro al suo mondo, che è diverso dal nostro. Dentro a una foto c’è non solo ciò che vediamo ad occhi nudo, ma c’è l’istante, l’elaborazione, la ricerca, una combinazione di elementi che sfuggirebbero ma che adesso sono lì, e raccontano di quello che è il vissuto di chi ha scattato, eseguito una meticolosa post-produzione e condizionato i processi di stampa scegliendo scrupolosamente i supporti destinati ad ogni singola opera volta per volta. La curiosità per ciò che sta accadendo o è già accaduto è l’impulso che regola gli scatti di Alessandro Bassani, che siano vecchi manifesti scollati, vetrine e oggetti o passanti che incrocia strada facendo col suo smartphone al seguito.

SANDRO SERRADIFALCO

Alessandro Bassani, tramuta la realtà carpita furtivamente attraverso la fotocamera del suo smartphone in manifestazione di lirico trasporto. Si tratta di immagini silenti che potrebbero apparire perfino fredde a uno sguardo superficiale. Una lettura più attenta permette però di scorgere una poesia malinconica che scaturisce da questi scenari solitari, quasi metafisici. Sono forme conosciute, spesso decontestualizzate, ombre che si stagliano sull’orizzonte, come se il cielo fosse lo sfondo di una proiezione luminosa e immaginifica. Questi lavori aprono all’osservatore una mappa di luoghi silenziosi e liberi dalla presenza umana, testimonianze di momenti vissuti da Bassani con particolare coinvolgimento emotivo, visioni quindi da condividere in un intimo dialogo che parla di silenziosa contemplazione e di sottili malinconie. Con ironia e creatività, Bassani stimola l’osservatore alla ricerca dei significati nascosti tra le trame della narrazione visiva, coinvolgendolo e trascinandolo in una dimensione onirica e aliena. L’Artista rivela un’energia creativa inusuale, capace di rivelare le ombre interiori dell’animo umano, e l’inquietudine che può celarsi dietro le apparenze di uno scenario urbano.

L’originalissimo taglio prospettico dello scatto fotografico di Alessandro Bassani è esempio della sua produzione innovativa e contemporanea: le imperfezioni di una foto catturata tramite un cellulare diventano caratteristiche di unicità e autenticità, tramite cui l’immagine documentaria si trasforma in opera d’arte grazie alla ricercatezza degli effetti visivi e degli equilibri tra i soggetti. La luce, irradiandosi dal centro della composizione, corre veloce sulle canne di bambù che spiccano rispetto allo sfondo portando nel contesto visivo emozioni profonde che destano l’attenzione del fruitore, investito da cotanto dinamismo.

LEONARDA ZAPPULLA

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’ascesa della Mobile Photography, molti fotografi “mobili” entrano a pieno titolo nella sfera della fotografia artistica. Le difficoltà che avvicinano questa nuova pratica alla fotografia digitale degli albori sono diverse. Il cellulare ha una sola lunghezza focale, non conviene utilizzare lo zoom perché indebolisce la risoluzione dell’immagine, non è facile ottenere effetti di sfocato a causa del sensore molto piccolo quindi la luminosità è fondamentale, non si ha nessun controllo sulla profondità di campo, inoltre gli smartphone hanno un certo ritardo nello scatto. A questa sfida si è voluto affacciare Alessandro Bassani: lui decide di acuire l’ingegno e la perizia del fotografo, si concentra sulla scena e calibra di volta in volta le sue scelte per risolvere e superare i limiti del suo mezzo. Figlio di genitori fotografi, Alessandro cresce fra gli odori degli acidi e la luce dell’ingranditore. Ma per lui la fotografia non può essere solo un mestiere. Frequenta un corso di perfezionamento in “Linguaggi fotografici” e poi decide di convogliare le sue esperienze e la padronanza acquisita nel campo per giungere ad esiti finissimi proprio nella Mobile photography. Il tempo dedicato alla postproduzione ed il modo in cui agisce sui singoli parametri per rendere l’immagine assolutamente sua sono caratteristiche essenziali che uniscono l’analisi e l’istinto per rivolgere lo sguardo, come afferma lo stesso autore, al significato al di là del significante. Alessandro Bassani con cura e ricercatezza ma anche con spontaneità e immediatezza imprime nei suoi scatti l’eleganza delle sue idee, ottenendo un perfetto equilibrio compositivo tra l’apparenza riconoscibile e i celati sottintesi.

Cromie ben calibrate ed eclettismo compositivo caratterizzano il lavoro di Alessandro Bassani: egli assembla ed altera architetture visive in cui le forme e le figure si intervallano alle evanescenze tonali. Le sue fotoelaborazioni diventano emblema di attenta osservazione del mondo contemporaneo: in questo flusso creativo avvengono interazioni tra i colori e tensioni tra le forme, tutto sotto il sapiente controllo dalla sua fantasia generatrice che, ben cosciente della funzione comunicativa dell’immagine, sa catturare l’attenzione di chi osserva mettendo in risalto la realtà contemporanea. L’artista sviluppa dei costrutti reali su un impianto vivace ed ingegnoso, deputandolo così unico mezzo interpretativo dell’opera stessa in una sapiente mistura di effetti fantastici.